Io, invece, la tessera la rinnovo

Cara Nadia, rispondo alla tua lettera aperta con un altro post invece che con un commento e aggiungo le mie scuse alle tue per la “personalizzazione” del blog.

Avrei voluto risponderti a caldo, subito dopo aver letto le tue riflessioni, ma non ne ho avuto il tempo. Lo faccio solo adesso, scusandomi per il ritardo, e comunque senza essere stato in grado di riflettere più di tanto sulle questioni che poni, quindi lasciando spazio (ovviamente) a discussioni e chiarimenti su quanto forse in maniera imprecisa scrivo qui sotto.

Condivido molte delle tue riflessioni e molto di quello che è stato detto da Paolo, Dn.Br., rob, … nei giorni scorsi, soprattutto quello che fa riferimento alla realtà di Lonate.
Condivido e confermo anch’io l’impegno per la lista dei Democratici Uniti.

I DU sono nati come lista civica, non solo perchè hanno (anzi abbiamo) voluto dimostrare apertura verso tutte le componenti di “buona volontà” nella società civile che condividevano il nostro programma, ma anche (e soprattutto!!) perché abbiamo sempre voluto distinguere la dimensione locale “Lonatese” dai riferimenti “partitici” sovracomunali. Lo dice lo stesso simbolo dei DU: non comprende nessun simbolo di partito proprio perché nessun partito avrebbe potuto condizionare i nostri pensieri e le nostre posizioni sulle questioni lonatesi. L’abbiamo sempre rivendicata come una caratteristica distintiva della nostra lista: nessun segretario provinciale, regionale o nazionale può venire a imporci la sua linea “di partito”, non su Malpensa, non sul CIE, non sulle cave, …

Ti seguo anche nella proposta di partire dalle persone, ma solo se, come tu dici, ci chiariamo su quali sono le idee che queste persone vogliono, nel concreto, portare avanti. Progetti concreti, basati però su valori e ideali che traccino almeno un quadro della società che vogliamo costruire. Tu parli di lavoro, cultura, solidarietà, io aggiungo sostenibilità, legalità e meritocrazia, e in più chiedo anche trasparenza e partecipazione nella gestione della “cosa pubblica”.

Ma questo trascende dal tema iniziale: la fiducia nel PD e nei partiti in genere.

Per quanto mi riguarda, sono convinto di rinnovare anche quest’anno la tessera del PD, non perché pensi che sia esente da difetti e rappresenti il mio ideale di partito. Non voglio essere cinico, ma tutte (tutte!) le organizzazioni con cui ho avuto a che fare hanno dimostrato di avere pregi e difetti.

Non scelgo quindi un partito (o una lista civica) perché è perfetto, ma perché penso di condividerne gli ideali fondanti e perché penso possa dare un senso (qui e adesso) a una partecipazione attiva alla politica soprattutto su una dimensione sovracomunale (regionale e nazionale) … e dopo averlo scelto (il partito) cerco di fare in modo che si avvicini sempre più alla mia “idea” di partito: se penso che siano giuste le primarie, lavoro nel PD perché le primarie si facciano (e quante più persone ci sono nel PD che vogliono le primarie, tanto più facile sarà realizzarle); se credo nella trasparenza, chiedo che il bilancio venga certificato e pubblicato; se credo nel “metodo democratico”, chiedo che siano aperti spazi di discussione e di confronto.

Torno alla domanda di fondo: perché ho scelto il PD? e perché continuo a sceglierlo?

  1. Perché molti dei problemi della nostra società non si risolvono quando li affronti su scala locale. Ritengo inutile, fuorviante e ingannevole proporre risposte semplicistiche a problemi complessi e i problemi complessi vanno affrontati nella loro completezza. Mi viene molto facile riprendere degli esempi dalla realtà lonatese: Malpensa, certo, ma anche il Carrefour che chiude; la gestione dell’amianto (con o senza impianto di inertizzazione), ma anche la scuola d’infanzia pubblica che non c’è. Pensiamo davvero che le risorse oggi disponibili ci permettano di affrontare questo tema senza confrontarci con i comuni limitrofi e con la Regione? E quando si tratta di determinare la politica regionale e nazionale, sono convinto che sia necessario far riferimento a organizzazioni di coordinamento strutturate e che questo sia il ruolo dei partiti (art. 49 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“).
  2. Perché non vedo niente di meglio!! Molti degli altri partiti non rispettano nello statuto e nei fatti il metodo democratico (che è uno dei miei “valori irrinunciabili“), di altri non mi convincono i princìpi e/o i prìncipi, e non credo nemmeno che il populismo irrazionale (per intenderci, quello di Grillo che propone di uscire dall’euro) serva a risolvere i problemi.
    Insomma, scelgo il PD perché penso che sia diverso dagli altri partiti (!!) e non nel senso di una presunta e presuntuosa “superiorità genetica”, ma perché lo considero (a) democratico e (b) vicino ai miei ideali (solidarietà, sostenibilità, legalità, meritocrazia, … quelli di cui parlavo prima) più di tutti gli altri partiti (e non vedo, per adesso, novità tali da farmi cambiare idea).
  3. Perché mi aiuta (e mi ha aiutato) nell’opera di approfondimento e analisi dei problemi e di ricerca delle soluzioni, non solo per i grandi temi nazionali (lavoro, economia, finanziamento dei partiti, legge elettorale, …) ma anche quando si tratta di questioni “lonatesi” … e posso far riferimento al caso Malpensa (per esempio, devo ringraziare un ex-consigliere regionale del PD per avermi fatto avere una copia del rapporto MITRE e il Forum su Malpensa costituito dal PD della provincia di Varese per i continui approfondimenti sul tema) o al coordinamento anti-mafia o alla questione del CIE o al tema delle cave e della gestione dei rifiuti, …

Mi rendo conto di quanto sia “impopolare” oggi dichiarare la propria fiducia nei partiti, ma confermo la mia decisione: rinnoverò la tessera del PD anche quest’anno, anzi soprattutto quest’anno. Sono convinto che adesso più che mai sia necessario lavorare perché il PD sappia soddisfare le aspettative che ha creato nel momento della sua costituzione (per esempio, realizzando le primarie per la scelta dei candidati alle prossime politiche) e spero che siano molte le persone che vorranno condividere questa scelta e questo impegno.

2 pensieri riguardo “Io, invece, la tessera la rinnovo”

  1. Oggi con il fantastico Malpensa-Express che parte dalla stazioncina di Ferno-LonateP., sono andato a Milano a far visita alla mostra “Dario Fo a Milano, Lazzi Sberleffi Dipinti.
    Con un bel sole primaverile che scaldava la testa, sono uscito da questa mostra surriscaldato e fiero ancora una volta di avere un cittadino varesino veramente in gamba e che fa onore all’Italia.

    E’ stata per me anche un ritornare agli anni ’70 all’occupazione della Palazzina Liberty.
    Da Dario ci andavamo quasi tutte le domeniche a sentirlo affabulare un Mistero Buffo diverso ogni settimana.
    Noi giovani Comunisti vedevamo concretamente materializzata la solidarietà MILITANTE con il popolo palestinese che allora ma ancora oggi in lotta per un diritto all’esistenza. Vedavamo la SOLIDARITa’ concreta con le prime ristrutturazioni delle fabbriche con le prime grandi chiusre come la Innocenti di Lambrate. La denuncia militante dei misfatti di stato chiamati STAGI di STATO e Dario con le sue coloriture da instancabile giullare ci intratteneva per ore nel descrivere i misfatti che hanno riguardato le vicende processuali della strage di piazza Fontana e ai treni. Ecc. Ecc.

    In quegli anni ci fu la formazione. la MILTANZA, in raggruppamenti politici che all’epoca si definivano “Gruppi extraparlamentari”.
    In quella realtà iniziative politiche venivano svolte eccome, ma con il finanziamento dalle tasche dei militanti stessi.
    Si è iniziato poi a capire della necessità di avere anche un partito politico di riferimento.
    Si chiarivano i concetti base di che cosa significava fare politica di Sinistra o di destra.

    Io credo che ancora oggi, le stesse necessità di avere un partito politico di riferimento della sinistra sia un tema posto e per quanto mi riguarda è posto dal momento che i cosiddetti gruppi extraparlamentari sono poi, purtroppo, diventati parlamentari.
    E in questo mi ricordo, anche a livello locale, il cretinismo nel rincorrere da parte di parecchi, soprattutto giovani, le “nuove ” idee di Craxi che portarono a sotituire il clientelismo dei poteri locali democristiani con quelli “innovativi” socialisti.
    Anche nell’allora Parito Comunista si levò un vento nuovo, e giunse l’ora di mettere da parte i vecchi quadri che avevano fatto la Resistenza per proporre gente “più preparata”.
    E’ anche da qui è iniziato l’allontanamente sempre più profondo della gente comune dalla politica
    Siamo arrivati ad oggi dove non si concepisce più nemmeno che si possa fare politica se non in carrozzoni o meglio definiti “comitati d’affari” che chiamano impropriamente partiti politici.

    Bisogna uscire dai palazzi della politica, delle pastoie burocratiche amminsitrative e farsi riconoscere attraverso azioni concrete a sostegno delle problematiche che la gente vive tutti i giorni. Solo così, a mio modesto avviso, si diventa referenti dalla gente e si è seguiti.
    I blog, le mail le usano ancora poca gente nella nostra realtà di paese.
    E poi, diciamolo francamente, il confronto diretto è il miglior strumento di dialogo.

    E tanto per non scoraggiare nessuno di fronte a questa Lonate “morta”, vi ricordo che negli anni ’50 un certo Compagno Vittorio Unfer, onore e gloria alla sua memoria, teneva comizi nelle piazze lonatesi anche da solo. Ed erano gli anni ’50 quando qualcuno dal pulpito scomunicava i Comunisti.

    Comunque in conclusione, se anche non siete per niente daccordo con quanto ho detto sopra, andate a vedere la mostra a MIlano di Dario Fo perchè merita.

    Ciao carlo

  2. Era il 1975 e da pochi mesi ero diventato maggiorenne. Lavoravo alla Bragonzi e li ho conosciuto coloro che diventarono un mio riferimento politico, Mainini Marino e Cugnetto Aldo. Due nomi che a molti non diranno nulla. Due riferimenti forti e chiari delle battaglie sindacali e dell’impegno dentro il PCI. Due persone semplici caratterizzate da convinzioni profonde con una disponibilità totale verso gli altri.
    Io ero attratto dal loro fare, dal loro battagliare, per il coraggio che dimostravano nel difendere e nel rivendicare i diritti di ogni lavoratore.
    Così sono entrato nel PCI.. Non avevo nessuna formazione politica particolare. Solamente una militanza di un paio d’anni nella FGCI. Mi misero in lista per le elezioni amministrative del 1975. Per fortuna non fui eletto. Mi rendevo conto di quanto dovevo ancora imparare prima di potere occupare un posto di consigliere comunale. Conobbi la figura storica di Vittorio Unfer. Uno che era per i lonatesi l’immagine del PCI.. Un uomo gia anziano molto affabile e dialogante con i cittadini ma con una formazione politica personale accentratrice e stalinista. Poco incline al confronto interno al partito e alle novità che nella sinistra avanzavano.
    Io però dai i compagni dell’allora PCI appresi e imparai molte cose. Li formai e affinai il mio pensiero umano e politico. Un percorso che dal 1980 al 2009 mi ha dato la possibilità di partecipare alla vita politica come consigliere comunale.
    Nella sostanza, per quanto riguarda la mia esperienza personale, nessuno ha cacciato i vecchi quadri del PCI, ma al contrario, ci fu il passaggio di testimone alla nuova generazione che aveva intrapreso l’impegno politico pulito e non da carrierista.
    Non dimentico la mia provenienza politica e di partito e proprio per questo sento forte (come ho scritto in altri commenti) la necessità di ritornare ad essere più diretti e concreti nel comunicare ai cittadini. La piazza virtuale, quale è anche questo blog, è ancora cosa che coinvolge e fa partecipare un numero limitato di persone ma è senza dubbio uno strumento importante e da promuovere. Resta il fatto che la piazza, quella vera, dei contatti diretti, rimane quella del luogo fisico. Li bisogna ritornare. Li si deve riprendere anche il megafono e comunicare, fare sentire la voce.
    Il panorama politico oggi è quello della confusione totale. La credibilità dei partiti, se escludiamo i militanti, tra la popolazione è pari a zero. E’ passato il messaggio, che sono tutti uguali. Anche se così non è. Ma è vero anche che cogliere delle differenze tra le varie formazioni politiche è estremamente difficile. Questo dato sottolinea e conferma che il problema è relativo al SISTEMA che non regge più. I partiti sono in agonia (e giunti alla loro fine) proprio perché hanno tradito il loro ruolo di portatori di ideali e si sono confusi con il SISTEMA..
    I nuovi riferimenti devono partire, ancora una volta, dal basso. Costruire un nuovo impegno politico, civico, culturale, solidaristico questa è l’urgente necessità. Non possiamo lasciare che la popolazione, per disperazione e totale sfiducia, ancora una volta invochi l’arrivo dell’uomo salvifico.
    Chi è più sensibile, chi è più consapevole, chi vuole contare come cittadino non può stare alla finestra a guardare. Analizziamo pure gli errori del passato lontano e recente, ma oggi dedichiamo le nostre forze intellettive a promuovere la partecipazione ridando speranza ai giovani e all’intera società.
    Usciamo fuori di casa e troviamoci in PIAZZA. La tessera in questo momento non è indispensabile.

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