One thought on “Addio Don Eraldo”

  1. Non è facile tratteggiare in poche righe la figura di don Eraldo. Molte sono le cose che egli ha fatto a Lonate durante i suoi trent’anni di parrocchia.
    Ho avuto modo di conoscere abbastanza da vicino don Eraldo sia perché era parroco quando, bambino, ho cominciato a frequentare l’oratorio e la parrocchia sia perché i miei nonni materni frequentavano quotidianamente la casa parrocchiale e conoscevano don Eraldo già da diversi anni: il nonno si prendeva cura dell’orto mentre la nonna sbrigava le faccende domestiche. Così ogni tanto mi portavano con loro. E don Eraldo, per via di questi legami di amicizia che si erano instaurati, spesso veniva in visita a casa nostra e non dimenticava le ricorrenze più importanti della nostra vita familiare.
    Don Eraldo Colombini era arrivato a Lonate nel 1965 dopo una esperienza pastorale dapprima a Milano tra i sordomuti e poi all’interno del Seminario teologico.
    Appena giunto a Lonate, il suo atteggiamento fu quello dell’ascolto: si mise in ascolto attento della storia della parrocchia in cui si inseriva, per comprenderla, rispettarla e farla evolvere. Fin da subito aveva mostrato una grande attenzione al problema dei giovani, raccogliendo la “sfida” lanciata dal suo predecessore don Tagliabue per la costruzione di un nuovo oratorio maschile, che fosse al passo con i tempi e consentisse ai ragazzi di trovare un ambiente nel quale potessero sentirsi a loro agio. E in questa impresa volle coinvolgere tutta la popolazione lonatese, che comprese l’importanza del passo che stava per compiere e lo seguì con slancio e generosità. Risuonano ancora attuali le parole che don Eraldo pronunciava in quegli anni in merito alla costruzione dell’oratorio.
    Don Eraldo si è sempre dimostrato attento anche all’importantissimo educativo costituito dalla scuola, ricordando a tutta la comunità i principi ispiratori della educazione cristiana, spingendo genitori ed insegnanti ad impegnarsi attivamente in ambito locale. In questa direzione promosse, all’inizio degli anni Ottanta, l’apertura di una scuola materna parrocchiale.
    Non si dimenticò però delle persone più anziane: si impegnò attivamente, coinvolgendo anche il Comune, per la realizzazione di un Centro di Accoglienza per anziani, intervenendo per tenere vivo il problema e facendo pressioni sugli amministratori locali affinché si arrivasse all’apertura di tale struttura.
    Nel suo ministero di parroco operò nell’ottica di una comunione della parrocchia, promuovendo la partecipazione e la corresponsabilità dei laici. È, questo, un aspetto importante della sua figura di parroco: sapeva dare fiducia all’altro, per valorizzarlo e promuoverlo.
    Durante il suo ministero, poi, si adoperò costantemente perché i cristiani entrassero a far parte delle istituzioni civili, portandovi i propri valori. Profondamente attento alla situazione locale, ha sempre garantito una collaborazione agli amministratori del paese, stimolando lo scambio e il sostegno fraterno anche grazie alla istituzione delle “assemblee civili”.
    Per concludere, prendo in prestito le parole riportate su un fascicolo pubblicato nel 1996, in occasione della conclusione del suo ministero di parroco e che ben evidenziano quello che è stato il tratto saliente della figura di don Eraldo: “per noi don Eraldo è stato uno di quei parroci che si fanno notare non per le cose costruite ma per la voglia di contribuire, proprio da papà che non impone ma consiglia, che non giudica ma aiuta i suoi figli, a camminare verso il Signore.

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