4 pensieri riguardo “Ancora su Giovanni Blini”

  1. Dire che la destra e la sinistra non esistono più è una fandonia. Certamente non esistono più le caratteristiche ideologiche di un tempo. Ma la differenza di posizione politica c’è e caratterizzano la destra e la sinistra.
    Possiamo affermare che comunismo e fascismo sono totalmente dietro le nostre spalle e fanno parte solo della storia? Per alcuni probabilmente si! Per altri assolutamente no! Ma la domanda fondamentale è: quella storia può essere oggetto ancora di attuale divisione se tutti ci identifichiamo nell’attuale Costituzione?
    Ecco se partiamo dalla condivisione della Carta costituzionale, allora possiamo aprire il confronto con chiunque quella Carta non la voglia mettere in discussione nei suoi aspetti fondanti e fondamentali. Dunque niente tentativi furbeschi di revisionismo. Dopo di che essere di destra o di sinistra diventa solo un modo per distinguerci politicamente sapendo che si ha il diritto reciproco di manifestare un pensiero diverso. Un pensiero che non può esulare dall’alveo democratico naturalmente. Ma anche gli atteggiamenti devono essere coerenti con la democrazia. Coloro che appartengono a formazioni xenofobe o violente e brigatiste non possono trovare spazi per il confronto. Non possono trovare legittimazione.
    Dialogo e confronto sono parole chiave in un sistema democratico. Chi non accetta è in difetto, è politicamente debole. Misurarsi con gli altri è il miglior modo per progredire e rafforzare quella convivenza sociale che permette di vivere in pace, facendo diventare il RISPETTO denominatore comune di ogni cittadino.
    Allora se dietro ad ogni pensiero non c’è la furbizia ma la sincera volontà del confronto, ben venga il dibattito, il misurarsi intellettualmente onesto.
    Chi accetta il dibattito non deve temere le differenze e le diversità. Anzi sono un arricchimento se ci si pone con lo spirito della conoscenza e della comprensione.
    Io ho conosciuto Giovanni Blini, ho avuto modo di scambiare qualche opinione, niente di più. L’impressione che ho avuto è stata semplicemente quella di un giovane preparato, pieno di voglia di fare, senz’altro aperto al confronto. Non vi alcun dubbio che se ancora oggi si parla e si dibatte sul suo lascito politico e sociale, sta a significare che il suo impegno (al di la della condivisone) era profondo e penetrante.

  2. Io non ho conosciuto Giovanni Blini e quindi mi baso sulle poche impressioni ricevute o lette da chi lo ha conosciuto anche per poco. Tutti mi parlano di questa sua grande voglia di fare e questo è sicuramente una cosa importante e che per certi versi mi riguarda.
    Sicuramente apparteniamo a ideologie politiche diverse, ma come giustamente sottolinea Dn. Br. “se dietro ad ogni pensiero non c’è la furbizia ma la sincera volontà del confronto, ben venga il dibattito, il misurarsi intellettualmente onesto.

    Leggerò sicuramente questo libro, magari alcuni passi o alcune situazioni non lo condividerò appieno, ma sicuramente vorrei capire e conoscere qualcosa di più su di lui.
    Non l’ho conosciuto e questa cosa oggi mi spiace, certo le diversità ideologiche ci avrebbero visto su fronti contrapposti, ma sempre nel rispetto di quel confronto onesto, schietto e sincero che può contraddistinguere due giovani che pur provenendo da esperienze diverse, percorrendo strade diverse hanno una gran voglia di lavorare e di impegnarsi per il proprio paese.

  3. Il libro è un ricordo di Giovanni o una manifestazione di idee politiche di cui Giovanni era portatore?
    E’ un dubbio che mi è venuto leggendo gli articoli giornalistici e dovrebbe venire spontaneo a chi come me non ha ancora letto il libro.
    Se è una manifestazione di idee lo scontro diventa inevitabilmente sulle proprie convinzioni e difficilmente qualcuno sarà disposto ad arretrare.
    Però, anche se il confronto deve sempre essere guidato dal rispetto delle idee altrui (cosa assai difficile!!!), non è arduo immaginare e comprendere la rigidità delle opposte “fazioni”.

    Se invece il libro è un ricordo di Giovanni della sua vita tutto tondo, allora è triste leggere le polemiche e osservare certe prese di posizione, ancor più se arricchite dall’intervento ufficiale e più o meno subdolo della politica o di qualche suo esponente.
    Giovanni va ricordato e preso ad esempio dai giovani lonatesi non tanto per le sue idee (con le quali si può o meno essere d’accordo) quanto per l’impegno nel difenderle, per la volontà e determinazione nel raggiungere ciò in cui credeva, nella disponibilità al dialogo.
    Doti che, non a caso e a conferma della sua risolutezza, ha saputo esprimere anche a livello sportivo (ma sembra interessare a nessuno) divenendo un campione di tennis tavolo.

  4. Una cosa è certa: la casa editrice del libro non poteva sperare in una campagna pubblicitaria più efficace. Una botta di cultura mica da ridere!

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