E’ sempre colpa della crisi

Il ritornello l’abbiamo sentito già un po’ di volte:
1) rivolgersi alle Forze dell’Ordine;
2) purtroppo c’è una crisi internazionale (mondiale, universale…) e quindi non abbiamo nessun potere.

Un po’ pochino per un Sindaco…

La Prealpina del 3 settembre 2011
La Prealpina del 3 settembre 2011

3 pensieri riguardo “E’ sempre colpa della crisi”

  1. Pur con il profondo rispetto per le opinioni di tutti, leggo l’articolo e muovo alcune osservazioni:
    – nemmeno indirettamente, nemmeno per un istante, si tracci una correlazione fra la povertà e la criminalità. Lo scrivo in termini generali: non sono i più poveri che rubano. E la povertà in ogni caso non è un alibi. La crisi economica, con il grave disagio che Lonate Pozzolo sta attraversando, non c’entra niente.
    A Lonate Pozzolo a preoccupare non sia la crisi economica, ma quella delle coscienze!

    – «Se qualcuno ha proposte di intervento concrete e operative, ben venga», leggo. Non mi ritrovo nell’approccio: nessuno – temo – ha la bacchetta magica. La proposta di intervento concreta e operativa è:
    1) ammettere il problema sociale drammatico di Lonate Pozzolo
    2) prenderne coscienza
    3) parlarsi tutti assieme, per ideare delle proposte comuni.

    Penso che l’articolo e l’intervista risentano ancora di una dimensione di accusatori/accusati. Così non si va da nessuna parte. Le forze politiche si parlino, le forze politiche parlino con la gente. Partendo dal fine settimana prossimo.

    Un grande aiuto a questa situazione di emergenza-di-fatto dovrebbe e dovrà essere la Commissione alla Legalità, di cui il caso vuole (un caso chiamato criminalità organizzata) il Comune di Lonate Pozzolo sia dotato.

  2. Il Sindaco chiede proposte operative. Bene. Gliele comunichiamo telefonicamente, o in quale altra forma? Niente dibattiti, niente consigli comunali per carità! Ma se la forma del confronto è messa al bando; se l’uso della parola e del dibattito è messo al bando; se il consiglio comunale è ritenuto un luogo da non considerare; come si fa ad affrontare il tema sicurezza?
    Qui il problema non è scontrarci sul tema per il gusto della sterile polemica. Qui il problema è come facciamo, tutti insieme, a recuperare e ad uscire da questa situazione di degrado civico.
    L’esercizio del confronto è la base per capire. Ascoltare, approfondire, analizzare, questo è il compito doveroso di ogni amministratore. Poi ci sono le decisioni che possono essere anche non condivise, ma ci sono. Che cos’è la democrazia se non l’assunzione di responsabilità dopo essersi onestamente confrontati?
    La cosa peggiore è quella di trincerarsi dietro alibi per incapacità e limiti propri. La necessità invece è quella di trovare i motivi che portano il paese in questo stato di insicurezza. Motivi che non devono servire a giustificare, ma a capire per agire. Ci vogliamo mettere, come dice il Sindaco, che anche la crisi gioca un ruolo nel determinare questa situazione? D’accordo, l’elemento crisi, senza dubbio contribuisce ad elevare il tasso di disagio e di precarietà sociale. Però non nascondiamoci dietro questo fragile paravento. Chi commette furti, non lo fa per sbarcare il lunario. Il ragazzo che scippa o ruba la bicicletta per ricavarne qualche decina di euro, probabilmente lo fa perché in questo modo è facile comprarsi la maglietta firmata o il nuovo modello di telefonino. Non ruba per comprarsi il pane.
    L’atteggiamento da bullo, è il frutto di una mancata educazione famigliare e di una scarsa cultura scolastica. A volte è il frutto della sofferenza derivante da emarginazione sociale. Non mi si fraintenda. Queste mie riflessioni e considerazioni non vogliono e non intendono giustificare questi comportamenti. Lo sforzo è teso a trovare i giusti percorsi per cancellare le sofferenze e i profondi disagi sociali che patisce il buon cittadino che non si sente protetto e difeso.
    Mancano i vigili perché in numero assolutamente insufficiente? Convengo che i numeri non possono garantire un servizio adeguato al territorio e alla situazione in essere. Ma possiamo discutere se quel poco di personale a disposizione può essere organizzato diversamente per avere una maggior resa del servizio stesso? Abbiamo mai aperto un confronto con l’intero corpo di polizia locale per sentire le voci interne che potrebbero dare un contributo? Pensiamo che tutto sia a posto all’interno di questo comparto? Diciamo anche, che da quando la sede si è trasferita in adiacenza alla stazione ferroviaria, si sente ancora di più il distacco (non solo per la distanza) tra la popolazione e la polizia locale. In sostanza c’è una sorte di separazione e di barriera tra il vigile e il cittadino. Non è il caso di discuterne di questo sentimento così diffuso? Non è il caso di elaborare strategie comunicative per ristabilire fiducia tra cittadino e istituzione dedita alla sicurezza?
    Io dico che abbiamo la fortuna di avere sul nostro territorio la presenza di una stazione dei carabinieri. Per questo il nostro territorio dovrebbe sentirsi più sicuro. Un tempo (non molto lontano) si diceva che la caserma dei carabinieri doveva sovra intendere ad un territorio troppo ampio (da Lonate fino ai confini con Gallarate) e per questo l’organico era sottodimensionato. Poi, giustamente, anche Samarate ha avuto la propria caserma dei carabinieri, sottraendo parte del territorio da sorvegliare a quelli di Lonate. Risultato? Lonate continua ad essere in sofferenza. Perché? Cosa non funziona? E’ legittimo porsi queste domande come amministrazione locale?
    Il cittadino spesso, a fronte di denunce e segnalazioni, si sente rispondere da parte delle forze dell’ordine, che “purtroppo non possiamo farci niente”. Come si può pensare di dare fiducia per stabilire una costante collaborazione tra popolazione e istituzioni se queste sono le risposte?
    Possiamo pensare di dovere qualitativamente elevare le risposte e le azioni per ridare senso e forza alle istituzioni?
    Non ho dubbi che le forze dell’ordine siano sempre attente a tutto ciò che accade sul territorio. Non ho dubbi che il lavoro di contrasto alla criminalità è all’ordine del giorno e spesso non appare. Ma tutto ciò risulta essere distante dal sentire della gente che si sente sola. E’ solo sensazione? Io non credo.
    Bisogna rimettere il cittadino al centro dell’attenzione. E’ necessario ricostruire un tessuto sociale dove la persona si sente parte attiva per se stessa e per gli altri. La sicurezza, passa attraverso la consapevolezza collettiva che una società riesce a stare insieme pacificamente solo se vi è il rispetto delle regole. E che le regole vengano fatte rispettare. Se diversamente il cittadino si sente solo, isolato, intimidito, cova rabbia e risentimenti che a lungo andare sfociano in atteggiamenti di reazione scomposta e pericolosa per il cittadino stesso. Dobbiamo evitare che ciò avvenga.
    Misuriamoci con serenità su questi temi. Partiamo dalla consapevolezza che nessuno di noi ha delle soluzioni certe per affrontare la difficile situazione. Partiamo dalla consapevolezza che la sicurezza non è né di destra, né di centro , né di sinistra. Ma bensì di tutti senza distinzioni.
    Per questo è necessario parlarne con i cittadini apertamente in piazza. Per questo è necessario promuovere i gazebo dove si possano raccogliere testimonianze e idee.
    Ecco a cosa serve uno specifico Consiglio Comunale. A dare segnali chiari ai cittadini. A fargli sentire che non sono abbandonati dalle istituzioni. A decidere, magari solo poche cose, ma ad agire concretamente.
    Sindaco si faccia forte di questi buoni intendimenti, non abbia timore dell’uso della parola.

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