Terza pista: una voce a favore

VaresenewsVia Gaggio Viva fa parlare anche i sostenitori della terza pista

Varesenews del 31 marzo 2010
Varesenews del 31 marzo 2010

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9 pensieri riguardo “Terza pista: una voce a favore”

  1. Costituzione italiana art.1
    “L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul lavoro……..”
    Ha ragione Patrizio ha difendere il lavoro. Ha ragione di preoccuparsi del lavoro per garantirsi il futuro. Il lavoro è così importante da essere messo al primo posto nella nostra BELLA Costituzione.
    Il lavoro è dignità. Il lavoro è libertà. Attraverso il lavoro vivi. Attraverso il lavoro partecipi alla vita della società. Attraverso il lavoro costruisci il tuo Paese.
    Allora il lavoro è tutto? Si per alcuni può essere tutto. Il lavoro a tutti i costi? Il lavoro di qualsiasi tipo? Il lavoro che non rispetta l’uomo e dunque che non rispetta l’ambiente?
    Proviamo a rispondere a queste domande.
    La preoccupazione di Patrizio, che guarda al proprio futuro, è condivisibile. Lo schierarsi in modo esclusivo a favore della terza pista, per interesse personale del proprio lavoro ( pur comprensibile), senza analizzare le conseguenze dello sviluppo (non del progresso) di Malpensa è assolutamente negativo. Tento di farmi comprendere meglio.
    Sarebbe accettabile uno sviluppo di una fonderia di ghisa nel centro abitato come avveniva un tempo? No! E’ logico pensare che non sarebbe compatibile. Eppure qualche lavoratore potrebbe sposare la causa del SI perché si vede minacciare il proprio lavoro.
    Sarebbe accettabile una espansione incondizionata delle attività di cava? NO! E’ logico pensare che il territorio non può essere completamente eroso dalle escavazioni. Eppure qualche lavoratore potrebbe sposare la causa del SI perché vede minacciato il proprio lavoro.
    E così via si potrebbe andare avanti con tanti altri esempi. E’ fuori da ogni dubbio che il lavoro è SACRO, ma non può collidere con l’altra SACRALITA’ che è l’AMBIENTE, la SALUTE, la QUALITA’ DELLA VITA.
    E’ stato detto più volte che Malpensa attuale ha delle potenzialità tali da fare a meno della terza pista. Nessuno ha mai risposto e dimostrato il contrario. E’ stato detto e dimostrato ampiamente l’incompatibilità di questo sviluppo (pensato su numeri falsi) con l’annientamento di realtà come la frazione di Tornavento.
    Ecco dove sta la furbizia di chi vuole la terza pista. Ancora una volta l’illusione del lavoro. E’ la stessa storia che si è vissuta nel 1986 quando hanno approvato la grande attuale Malpensa. Certo ha creato lavoro (ci mancherebbe altro). Ma quanto rispetto alle aspettative? E che tipo di lavoro?
    In realtà ha mosso grandi affari (per pochi) e creato un numero molto contenuto di posti di lavoro ( precario). Oggi, sfruttando la paura del senza lavoro, sanno benissimo gli addetti ai lavori, che la resistenza e l’opposizione alla terza pista sarà tutto sommato debole e marginale. Insomma è il momento giusto per approfittarne. Il vero affare sono gli appalti che dovranno in un modo o l’altro rispondere (e corrispondere?) agli interessi della politica politicante. Come si fa a non capire questo.
    Difendere il proprio posto di lavoro è assolutamente doveroso. Pensare che la difesa di questo diritto si debba scontrare con i diritti dell’intera comunità non è accettabile. Sviluppo, crescita, devono essere sinonimo di progresso, quello con la “P” maiuscola.
    Ripensaci caro Patrizio.

    1. Caro Donato, permettimi una battuta: come Malpensa non crea posti di lavoro!?!? Ci sono ex sindaci che anni fa ne dicevano di ogni, e che oggi sono a libro paga di SEA. Vedi che allora si creano posti di lavoro?! 🙂 🙂

      1. Io ti permetto tutte le battute che vuoi. Resta il fatto che le battute restano tali e non sviluppano nessun ragionamento.
        Per quanto riguarda i posti (quelli della politica non quelli del lavoro) occupati nell’ambito di SEA (permettimi una battuta) i leghisti non sono secondi a nessuno.
        Dopo di che io continuo a fare il mio umile lavoro di sempre pur facendo politica.

  2. Anch’io come Patrizio lavoro in aeroporto, e l’aeroporto mi da i soldi per mantenere la mia famiglia ciò nonostante sono decisamente contrario alla terza pista perchè a Lonate ci vivo e mi auspico anche per mio figlio un futuro sostenibile.

    1. Caro Alby, se avessimo davvero a cuore il futuro dei nostri figli, dovremmo fuggire da Lonate Pozzolo a gambe levate. Quello che ci frena, quello che ci frega, quello che ci lega è che cambiare un paese non è come cambiare un paio di scarpe.

      Eppure dal Meridione d’Italia continuano a salire. Eppure dal Pakistan continuano a sbarcare. Eppure da Khouribga – cittadina marocchina in cui, che tu ci creda o no, esiste un BAR LONATE – continuano ad arrivare. Tutti qui, a Lonate Pozzolo, appassionatamente.

      Probabilmente ai nuovi lonatesi della via Gaggio frega anche pochino. Men che meno via Molinelli. Bene. Lonate (o quel che ne rimane) è tutta loro. Intanto però il lavoro non c’è, ma i nuovi lonatesi qua restano. Tornare sarebbe una vergogna. E fuori dai bar campeggiano disoccupati in vetrina.

      Ciao

  3. A proposito dell’intervista fatta a chi (fuori dal coro) ha sostenuto e sostiene la supe-malpensa condivido appieno quello che Dn. Br. ha avuto modo, in maniera secondo me molto chiara, di spiegare. Oggi viviamo in un clima (in realtà anche ieri sia pure in un contesto storico-culturale diverso) in cui ci fanno passare un messaggio del tipo: “Vedi questo bellissimo bosco? Questi paesaggi sublimi? Ecco, il progresso, visto che il mondo va avanti, farà sparire tutto questo in nome della nostra liberazione dalla nostra “condizione” di esseri sociali formati da un territorio e da una tradizione”. E’ più o meno quello che si prefiggevano i grandi “imperialismi” ottocenteschi che credevano in uno sviluppo illimitato in nome di un “positivismo” pieno, in una cieca fede nell’affermazione di una logica del dominio che ha avuto delle conseguenze devastanti (ed è tutti i giorni sotto gli occhi di tutti; noi combattiamo per il diritto ad un lavoro “vero” che ci rispetti come persone e che sia un servizio ad una comunità vera che ha in un territorio un suo riferimento vero:invece i paesi toccati da questa frenesia di progresso di marca “occidentale” se la passano male e anche da noi si sta cercando di farci credere che non vogliamo crescere se aspiriamo ad un lavoro “vero” (nel senso indicato prima) ed amiamo paesaggi e animali e cerchiamo una sempre migliore convivenza tra noi e il nostro mondo.Naturalmente quando parlo di lavoro “vero” non intendo assolutamente deprezzare ogni forma di contributo che ciascuno di noi dà alla società ma solo sottolineare quello che in altri termini DR.Br. ha già in altre parole spiegato dicendo che il lavoro deve mirare ad un progresso “vero”.

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