9 pensieri riguardo “Lezioni di dialetto”

  1. Bravo prof. Bertolli, bravo davvero. Ho assistito all’incontro con entusiasmo, ma anche con commozione. Parché ul dialét l’é dré murì, e ma spiaas da bón.
    Incö ho invitaa ul me amis senegales Cheikh e lü l’é vignu. L’ha capi’ nagot, por fiö, ma l’é stai cuntent. Mi ga darìa la citadinanza italiana dumó par la só vöja da integras, da cugnus e tüt i óltar rób.

    La cosa dei cartelli di località in dialetto sposta la questione su un altro piano. Mi piacerebbe parlarne, ma su un blog è davvero un delirio.
    Il cartello in dialetto, da solo, non può far niente per salvare la cultura e la tradizione di un territorio. Lo dimostrano i Comuni, anche vicini, che ce li hanno.

    Il dialetto non è un’istanza leghista. È un patrimonio della gente, non della politica.

    1. Ok, però è dai piccoli gesti, anche simbolici, che ci si avvicina alla gente. Il fatto che Busto Arsizio si dice Busti Grandi, per chi arriva da Vares, lo scopre solo passandoci e leggendo il cartello. Stessa cosa per Ferno – Fernù ecc.
      Mi la pensi in scì, magari gu minga rasun, però lè ul me pensà.

      Te saludi.

      1. Ti dirò, caro Paolo, ai tempi della mozione della Lega io avrei votato NO. Oggi come oggi, con te come controparte, cambierei idea: voterei SÌ. CIAO!

      2. Io invece continuerei a votare No, perché non è con il cartello anacronistico all’inizio del paese che si valorizza la cultura locale. E’ questo che avevo detto in Consiglio Comunale e questo ribadirei (poi come viene interpretato dalla Lega evidentemente è un altro discorso).
        La cultura locale la si sostiene con iniziative di altro tipo, come quella delle Chiacchierate nelle domeniche d’inverno.

        E’ lo stesso concetto del cartello che indica il gemellaggio con San Rafael. Il cartello è rimasto, ma nessuno ormai fa più nulla per cementare e far vivere quello che è stato un rapporto stretto fra le due comunità.

      3. Caro Paolo, so vagamente che a Luglio 2009 la Lega e i Democratici Uniti si erano detti delle cose. Ben presto qualcosa non andrò come previsto. Visti i comportamenti, che qua non posso riferire, da parte di certa gente, vista la loro scorrettezza, posso immaginare cosa sia successo.
        Per me varrebbe la pena che vi ritrovaste e capiste come e cosa è possibile fare insieme, quanto di quelle cose dette 7 mesi fa (mesi, non anni) può essere ancora valido. Questo, per il bene di Lonate e non per quello di bottega.

  2. A volte mi piace affiancare al tema del blog una domandina sulla mia pagina Facebook. Il campione a mia disposizione non è rappresentativo, per cui non si hanno velleità scientifico-statistiche.
    Si tratta solo di raccogliere qualche spunto di riflessione.
    Ecco la domanda: I cartelli segnaletici di località in lingua locale (dialetto) servono o non servono per mantenere viva la cultura locale?

    Fra le risposte, segnalo le seguenti:
    – te se dre’ di cuse’? (L.P.)
    – qual è il valore aggiunto per la cultura locale che ha Busto rispetto a Lonate, poiché entrando in paese c’è scritto Büsti Grandi? (N.R.)
    – il problema non è quello di esporre cartelli in vernacolo,il problema è sparare continuamente cazzate xenofobe usando la scusa delle tradizioni.Per inciso,io adoro parlare in dialetto e sono fiero delle mie origini,questo non fa di me un leghista o peggio un razzista. in realtà ,il dialetto sta scomparendo solo qui in tutte le regioni italiane che ho visitato lo parlano tutti,anziani e giovani,a chioggia dove ero stato ricoverato per un malore,dottori e infermieri comunicavano solo in dialetto.
    Non sono le radici il vero problema,ma il marcio che gli è cresciuto sopra. (L.M.)
    – inutile mettere un cartello quando il dialetto sta scomparendo…scrivendo il nome del paese sui cartelli non si salva l’intera lingua locale. (M.C.)
    – Non servono! (F.G.)
    – Certo che è giusto. (Ma.Mo.)
    – non ci dormo la notte se non vedo un cartello con scritto Caronn Pertusela.
    se usato per lanciare proclami alla cazzo del tipo “Foeura di Ball i Negher” o semplicemente per tradurre il nome di una località, è battaglia persa; Persa come la crociata pro crocifisso se chi la indice, è prima di tutto un divorziato e poi un rimaritato con rito celtico (o altre pirlate simili).
    Non ho nulla contro i divorziati, anzi, ma cazzate sulle nostre supposte radici Celtche o lezioni di religione, sparatei da gente che non conosce la storia d’Italia, non ne accetto.(M.M.)
    – Quando si sente il bisogno di scrivere qualcosa su un cartello per ricordarsela, vuol dire che è già morta… e del resto non potrebbe non esser così visto che nessuno lo parla più. Se si decide che il dialetto è parte della cultura di un territorio, allora non servono cartelli, ma linguisti che lo studino e gente che lo insegni, ma non come una bella lezione sui fossili al museo di storia naturale. Io comunque spezzerei una lancia a favore anche dell’italiano, non dico forbito, ma almeno corretto!!! Ma notate quanti errori commette la gente??? (L.B.)
    Mah, a me personalmente non darebbe nemmeno tanto fastidio, ma i soldi di tutti non è meglio spenderli per qualcosa di più utile?
    Ha un pò il sapore della crociata come quella del crocifisso, io ho visto chi raccoglieva le firme e di qualcuno di loro non posso certo dire che sia un buon praticante, anzi….
    Tutto sommato potrebbe anche essere una cosa carina, ma di questi tempi non vedo la necessità di usare i soldi pubblici in questo modo (si parla di 3000 euro, sai quante rette dell’asilo si potrebbero pagare a chi ne ha veramente bisogno). (L.N.)
    – Non mi dispiacerebbe ( per il male che fa) vedere scritto Lunà sotto Lonate Pozzolo…Ma dopo aver risolto tutti i problemi molto più seri, e ce ne sono molti!!!
    Ci preoccupiamo che il nodo della cravatta sia ben fatto, e usciamo di casa senza i pantaloni!!! (G.C.)

    Ciao.

  3. Anch’io confermo il no … riprendo anzi un commento che era già stato fatto ai tempi (da Loi se non ricordo male): “codice bianco: intervento erogabile ma a totale carico del richiedente”.
    Insomma, ritengo che le priorità siano altre, anche per quello che riguarda la cultura locale.

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