Impianto per l’inertizzazione dell’amianto: domande e risposte

Nelle scorse settimane si è sviluppato sulle pagine di questo blog un ricco dibattito sull’impianto per l’inertizzazione dell’amianto: abbiamo (il plurale fa riferimento al gruppo dei Democratici Uniti) riportato diversi articoli di giornale che hanno suscitato parecchi commenti; abbiamo persino organizzato un “dossier amianto” con l’indice di tutti i post pubblicati in modo da rendere semplice l’accesso alla cronologia delle notizie. Insomma, con tutte le limitazioni del caso, il blog si è trasformato in una piazza virtuale dove poter discutere e commentare aspetti rilevanti della vita sociale di Lonate. Si è parlato di consiglio comunale aperto, di assemblea pubblica, di comunicazione, informazione, trasparenza, …

In attesa degli sviluppi formali, ci siamo chiesti cosa si potesse fare per arricchire la discussione e cercare di far chiarezza sulla situazione. Allora abbiamo elencato alcune domande (le prime, le principali, le più ovvie, …) e le abbiamo girate alla società che ha brevettato l’impianto! Le trovate qui sotto insieme alle loro risposte.

Ovviamente non c’è alcuna presunzione di completezza (come dire che ci sono di sicuro degli aspetti che abbiamo trascurato), ma pensiamo che questa pubblicazione possa fare un po’ di chiarezza. Sappiamo anche che potranno sorgere ulteriori interrogativi, altre domande, altri dubbi … Pensiamo che queste pagine possano diventare uno strumento per raccoglierli insieme alle risposte che tutti gli attori coinvolti potranno e vorranno dare.

Ecco le sei domande:

  1. Cosa vuol dire inertizzazione dell’amianto?
  2. Quali sono gli aspetti positivi del processo industriale da voi proposto? Esistono processi di trasformazione analoghi a quelli proposto? Quali sono? Ci sono impianti già realizzati? Dove? Con quale impatto?
  3. Quali prove sono state fatte per garantire la sicurezza del materiale “prodotto” dall’impianto? Chi le ha certificate (ASL, ARPA, …)? Quando fu lanciato sul mercato l’eternit era considerato sicuro; quali garanzie abbiamo oggi sull’affidabilità delle prove effettuate rispetto a quanto fatto negli anni 60/70 del secolo scorso?
  4. Chi sono i partner del progetto? Che ruolo hanno?
  5. Come è stata individuata la sede dell’impianto a Lonate Pozzolo? Quali altre sedi sono state prese in considerazione? Perché sono state scartate?
  6. Qual è lo stato di avanzamento del progetto? Cosa è stato presentato in Regione/Provincia/Comune?

ed ecco le risposte:

  1. Cosa vuol dire inertizzazione dell’amianto?
    Secondo la direttiva imposta dal decreto ministeriale nr. 248 del 29 luglio 2004, inertizzare l’amianto significa arrivare ad una completa “trasformazione cristallochimica” di questo minerale. La completa trasformazione cristallochimica si ottiene riscaldandolo ad alta temperatura (1200 °C per tutte le tipologie di materiali contenenti amianto). A quelle temperature l’amianto non è più stabile e si trasforma (ricristallizza) in fasi minerali innocue per la salute dell’uomo. Queste fasi minerali, come l’olivina e il pirosseno, sono le stesse che troviamo nelle rocce che formano gran parte dell’arco alpino occidentale. Il prodotto che si ottiene dalla reazione di ricristallizzazione, esente da amianto, è per legge considerato una materia prima secondaria riciclabile all’interno di prodotti industriali di largo uso quali le piastrelle ceramiche, i mattoni, il calcestruzzo.

    Il processo di inertizzazione è quindi un metodo di riciclo che consente di risolvere il maniera definitiva il problema amianto in Italia. Infatti, eliminare questo inquinante dall’ambiente attraverso la trasformazione dell’amianto in materia prima secondaria riciclabile scongiura l’apertura di nuove discariche destinate ad ospitare questo rifiuto pericoloso.
  2. Quali sono gli aspetti positivi del processo industriale da voi proposto? Esistono processi di tra-sformazione analoghi a quelli proposto? Quali sono? Ci sono impianti già realizzati? Dove? Con quale impatto?
    In questi giorni nei quali si ritorna a parlare del processo alla dirigenza della famosa ditta Eternit, ci lascia perplessi vedere che nonostante si cerchi di fare il punto sull’emergenza amianto in Italia, nessuno propone una soluzione definitiva al problema. Oggi assistiamo a questo processo per gli errori commessi nel passato, tra 20-30 anni a chi faremo il processo? La gente purtroppo continuerà a morire ed il problema non verrà eliminato in via definitiva. Oggi stiamo lavorando per eliminarlo dai tetti, dalle centrali, dalle navi, dalle ferrovie, etc ma dove viene smaltito l’amianto? Al momento l’unica soluzione che abbiamo è l’interramento in discarica. Dobbiamo però chiederci se questa soluzione è davvero sicura? Ci sono studi scientifici che dimostrano il contrario: nel medio-lungo termine, le fibre possono ritornare in superficie attraverso la circolazione di acque superficiali. In superficie, l’acqua carica di fibre può evaporare e rilasciarle nuovamente nell’aria. Le fibre di amianto non visibili all’occhio umano sono però respirabili e nessuno ha la certezza di non venir esposto. Se non liberiamo in maniera definitiva questo killer silenzioso dall’ambiente non facciamo altro che tramandare questa terribile eredità alle generazioni future.
    Il processo da noi proposto ha l’assoluta certezza di eliminare definitivamente l’amianto, evitando futuri problemi, con il riutilizzo del materiale inertizzato, si riduce anche l’impatto determinato dalla continua escavazione di materie prime naturali, perché il KRY-AS (denominazione del nuovo materiale ottenuto attraverso il trattamento termico) può sostituire una parte significativa in diversi manufatti industriali.
    L’inertizzazione dell’amianto è nota da almeno quindici anni e diversi sono i progetti e brevetti sia nazionali che internazionali che propongono soluzioni tecnologiche più o meno ingegnose e più o meno praticabili per lo sviluppo di processi industriali basati su questa reazione chimica.

    Il processo KRY-AS è innovativo ed stato brevettato perché, prendendo spunto dalla tecnologie esistenti dei processi ceramici, propone una soluzione a bassissimo impatto ambientale che non prevede la manipolazione delle confezioni sigillate di lastre di cemento-amianto o big bags di amianto friabile prima della cottura e permette il trattamento dei fumi con un complesso sistema che non permette l’emissioni di sostanze volatili pericolose. Il processo è stato verificato a livello sperimentale grazie a prove condotte in forni industriali in un arco temporale di quasi tre anni. I risultati hanno permesso di ottimizzare il processo di cottura e di ottenere la completa inertizzazione di intere confezioni di lastre di cemento-amianto. E’ grazie questa lunga e faticosa opera sperimentale che il processo è oggi finalmente ottimizzato e curato in ogni dettaglio.

    L’unico impianto su larga scala operativo al mondo è sito in Francia. L’impianto gestito dall’Europlasma-Inertam utilizza una torcia al plasma che arriva ad una temperatura superiore a 1600 °C per ottenere la fusione dei rifiuti contenenti amianto. Il processo, seppur efficace e a basso impatto ambientale, ha due punti deboli: la bassa produttività e l’alto costo del processo di inertizzazione (circa 10 volte superiore al costo di dismissione in discarica) che lo rende inattuabile fuori dai confini francesi.
  3. Quali prove sono state fatte per garantire la sicurezza del materiale “prodotto” dall’impianto? Chi le ha certificate (ASL, ARPA, …)? Quando fu lanciato sul mercato l’eternit era considerato sicuro; quali garanzie abbiamo oggi sull’affidabilità delle prove effettuate rispetto a quanto fatto negli anni 60/70 del secolo scorso?
    Tutte le prove per accertare l’avvenuta inertizzazione sono state condotte dall’Università di Modena e Reggio Emilia e comprovate da analisi incrociate effettuate da laboratori esterni quali la GEADUE di Bologna. Enti come le ARPA, anche attraverso una sperimentazione congiunta, hanno contribuito in generale a definire le caratteristiche chimico-fisiche e mineralogiche del prodotto di trasformazione e a verificare l’avvenuta inertizzazione dei rifiuti contenenti amianto a seguito del trattamento termico o pirolisi. I risultati di questi studi sono ben documentati nella letteratura scientifica specifica e facilmente reperibili anche in rete.
    Per quanto riguarda il KRY-AS, oltre allo studio di caratterizzazione chimico-fisica e mineralogica pubblicato su riviste di settore internazionali, sono state condotte indagini in vitro con colture cellulare per verificare se sussiste ancora attività (tossicità) del prodotto dell’inertizzazione a contatto con le colture cellulari. Le prove biologiche, condotte preso il Dipartimento di Istologia dell’Università di Ancona, hanno dimostrato che l’attività in colture cellulari del KRY-AS è del tutto confrontabili con quelle di standard negativi (cioè non tossici) come il clinker commerciale. I risultati di questi tests sono ben documentati ed oggetto di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Questa documentazione viene allegata ai fascicoli dello studio di impatto ambientale in corso di ultimazione.
  4. Chi sono i partner del progetto? Che ruolo hanno?
    La proponente del progetto e depositaria dei brevetti che coprono la proprietà intellettuale dell’invenzione è la Zetadi Srl di Ferno (VA). Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Modena e Reggio Emilia che cura gli aspetti tecnico-scientifici e coordina un pool di partners (enti pubblici come altri dipartimenti universitari italiani, ditte private specializzate e laboratori di analisi e ricerca privati) che collaborano attivamente alla definizione e progettazione di dettaglio di tutte le fasi del processo industriale di inertizzazione (scannerizzazione con raggi X dei pacchi sigillati, trattamento termico, trattamento dei fumi, recupero del calore e co-generazione, recupero della materia prima secondaria …) e alla risoluzione di tutti i problemi di natura tecnica o scientifica.
  5. Come è stata individuata la sede dell’impianto a Lonate Pozzolo? Quali altre sedi sono state prese in considerazione? Perché sono state scartate?
    A suo tempo la Zetadi Srl ha individuato la zona industriale di Ferno, dove è disponibile un ampio terreno edificabile, come possibile sito idoneo per la costruzione dell’impianto industriale di inertizzazione. In prima istanza è stato presentato il progetto alla maggioranza del Comune di Ferno per sondare quale fosse la reazione all’eventualità di collocarlo a Ferno. La risposta è stata ampiamente positiva, fermo restando tutte le garanzie sulla validità del progetto e sul minimo impatto che ha per l’ambiente e territorio. In una seconda fase, è stata interpellata la proprietà del terreno ma, dopo lunga ed estenuante trattativa, non è stato raggiunto un accordo economico perchè la richiesta da parte della proprietà era di fatto troppo onerosa.
    Nel corso degli ultimi tre anni sono stati valutati diversi siti che sulla carta potevano risultare idonei allo scopo. A Mandello Vitta ad esempio, era stato proposto alla Zetadi srl un capannone in un’area apparentemente idonea allo scopo. Purtroppo, l’ipotesi è stata successivamente scartata perché il suddetto capannone non era sufficientemente ampio e non esisteva possibilità di poterlo ampliare. A Somma Lombarda, da un incontro con il Sindaco che si è dimostrato molto interessato al progetto, è emerso che in quel momento non esistevano lotti edificabili abbastanza grandi per ospitare l’impianto industriale, nonostante fosse in essere un progetto di lottizzazione di un’area destinata ad opere di artigianato e attività industriali. Nel corso del 2008 è stata proposta la possibilità di costruire l’impianto in provincia di Bari ma per la situazione logistica non è apparsa ideale e troppo lontana dalle attuali rotte di smaltimento e gestione dei rifiuti contenti amianto.
    Nel corso di quest’anno i titolari della Zetadi srl sono venuti a conoscenza del fatto che il Dott. Rossetti nell’ex area estrattiva di sua proprietà ha avviato un progetto per la riqualificazione dell’area e costruzione di capannoni industriali da affittare a ditte esterne. Il progetto assieme alla richiesta di affitto del capannone che, per dimensioni e caratteristiche del sito, è apparso subito idoneo alla scopo, è stato presentato al Dott. Rossetti il quale si è reso disponibile ad accettare un’offerta, ritenendo il progetto di grande valore e interesse. Facendo seguito all’accordo prontamente raggiunto con il proprietario dell’immobile, il progetto è stato presentato in modo informale e preliminare alla maggioranza del Comune di Lonate Pozzolo lo scorso novembre che lo ha ritenuto degno di essere preso in considerazione e di grande valore tecnologico.

    Ulteriore precisazione: il Dott. Rossetti prima di dare il suo consenso si è voluto documentare sull’argomento, partecipando con noi al congresso mondiale a Taormina, abbiamo avuto numerosi incontri con il Proff. Gualtieri per tutti gli approfondimenti inerenti al progetto, abbiamo visitato assieme un impianto di laterizi in funzione, al fine di verificare la consistenza dell’impianto, il funzionamento e la produttività.  Teniamo a precisare che il Dott. Rossetti abita e lavora, in quell’area e pertanto ha posto quale priorità inderogabile la salubrità e sicurezza dell’iniziativa.
  6. Qual è lo stato di avanzamento del progetto? Cosa è stato presentato in Regione/Provincia/Comune?
    Ad oggi sono stati promossi dai proponenti del progetto incontri con la Regione, la Provincia, ed il Comune di Lonate Pozzolo, per ottenere tutte le informazioni necessarie per procedere ad una corretta presentazione della richiesta di valutazione di impatto ambientale (VIA). Questa prima fase di verifica informale si rende necessaria poiché si tratta di un progetto innovativo, unico nel suo genere, che necessita di approfondimenti preliminari prima della sottomissione ufficiale. Terminata questa prima fase esplorativa, verrà sottomesso alla Regione lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) per la relativa procedura di VIA. La sottomissione verrà presumibilmente ultimata entro pochi mesi.
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20 pensieri riguardo “Impianto per l’inertizzazione dell’amianto: domande e risposte”

  1. Che dire…non mi pronuncio sulla parte scientifica del processo, so solo che non tutti i dipartimenti di Scienza della terra la pensano così. Quanto alla vendita del progetto che emerge da questo scritto bhe ritengo che vi sia forse troppa superficialità nel commentare il processo eternit, 3000 morti non sono uno scherzo..ma forse chi scrive questo è anche convinto che i morti di Chernobyl siano solo 120. Quanto allo smaltimento attraverso il tombamento in discarica posso solo sottolineare che se fatto a regola d’arte, un concetto pressochè sconosciuto in Italia, e nelle situazioni geologiche ottimali non è cosi pericoloso. In riferimento al fatto che il progetto è stato presentato in altre realtà questo è vero, ma è assolutamente falso che la scelta di rinunciare a installare questo impianto a Mandello Vitta e anche di Sillavengo sia stata data da ragioni tecniche, i due comuni hanno deliberato che l’impianto non aveva ragione di esistere sul loro territorio. Quanto infine alla verifica della procedura…commenterò in seguito.

  2. In questo modo (al di là del mezzo) si informa la cittadinanza e la si rende partecipe dei problemi.
    Anche se per ora sono solo informazioni di parte, almeno sappiamo di cosa si sta parlando.
    Però se hanno potuto farlo i Democratici Uniti, l’amministrazione….?

  3. Non è la prima volta che interviene la ZetaDi: Cinzia Cavenaghi e Ivano Zanatto erano già stati intervistati su La Prealpina del 21 novembre 2009 (“Amianto: parla la ditta che vuole realizzare l’impianto“).
    Qui l’approccio vuole essere diverso da quello tradizionale dei quotidiani: vogliamo (non è un plurale maiestatis … è che presumo di parlare a nome dei Democratici Uniti di Lonate, più che a titolo personale) presentare le diverse posizioni, discutere e dialogare con le parti interessate. Vogliamo soprattutto farlo alla luce del sole!!
    (… intendiamoci … questo non vuol dire che rifiutiamo il confronto personale e la responsabilità dei ruoli che gli elettori ci hanno chiamato a ricoprire)

    Per tornare alla sostanza del problema riparto dai dubbi espressi da Walter sulla parte scientifica: le mie (scarse) competenze non mi permettono di esprimere un giudizio; il materiale che ho trovato in rete è stato elencato in uno dei primi post sull’argomento (Amianto e dintorni del 17 ottobre 2009) e adesso cercherò, per quanto mi sarà possibile, di prendere contatto con esperti del settore (trasformazione chimico fisica dell’amianto) per chieder loro un parere sul processo industriale, consapevole che questo è solo un aspetto del problema (per esempio, rimarrebbero in sospeso le questioni legate alla logistica e, soprattutto, una questione sollevata indirettamente da Walter: quali benefici darebbe un impianto del genere a Lonate? quale sarebbe la sua “ragion d’essere”?).

  4. Il costo non lo saprei quantificare.
    Per il resto dalla documentazione in mio possesso di parla di un trattamento annuo di 60.000 tonnellate di Amianto e rifiuti contenenti Amianto per arrivare ad una produzione di MPS (Materie Prime Secondarie) di 45.000 tonnellate all’anno.

  5. Maurizio questo non lo so….si parla solo di materiale contenente amianto e rifiuti contenenti amianto. Senza considerare che di sicuro nel forno entreranno tutti i pacchi sigillati di amianto…e quindi la copertura in plastica che racchiude le lastre molto probabilmente libererà diossine….

  6. Può essere che sia la stesa ditta che ha presentato il progetto anche a Gattinara (VC)?
    Per quel che riguarda le diossine non ho ancora visionato il progetto, ma se dispongono di post-combustione e iniezione di carboni attivi vengono abattute ben al di sotto dei limiti.
    dove posso visionare il progetto?

    1. Si è la stessa. Ha cercato di realizzare questo impianto anche a Mandello Vitta, ricevendo un no grande come una casa direttamente dal Consiglio Comunale di Mandello Vitta. Questa delibera poi è stata chiesta anche da altri comuni della zona tra Borgomanero, Ghemme, Mandello Vitta e anche Gattinara, così come mi aveva confermato il Sindaco di Mandello Vitta.

  7. Faccio i complimenti ai democratici uniti di Lonate Pozzolo per l’efficacia e la prontezza nel trattare e controllare un simile e critico progetto. Nel mio paese, Villa S. Lucia (FR), siamo riusciti a conoscere l’esistenza di un progetto di insediamento di un impianto per il trattamento di 60.000 t di materiali contenenti amianto soltanto il 22 gennaio 2010 quando, siamo arrivati all’ultima conferenza dei servizi per l’ottenimento dell’AIA ben oltre le fasi preliminari per la valutazione del vostro VIA. Da allora abbiamo attivato un comitato “Villa No Amianto” per studiare e quindi contrastare il progetto per le innumerevoli incongruenze che sono emerse. Contattateci sulla nostra pagina Facebook o presso la nostra casella di posta elettronica (villa-noamianto@libero.it) sapremo darvi ulteriori informazioni e deluciazioni sulle obiezioni naturali che devono essere mosse contro la proposta di un simile impianto “SPERIMENTALE”.

    1. Caro Antonio, sono un semplice lettore del blog dei Democratici Uniti, nonché simpatizzante del gruppo.

      A onor del vero, i primi a portare alla luce i lavori in corso in tal senso furono gli uomini della Lega Nord.

      Seguirono volantini, striscioni, gazebo.

      Successivamente, interrogazioni e mozioni sia da parte dei D.U. che da parte della Lega.

      Ti ho chiesto l’amicizia in Facebook. Tanti auguri per la Vostra azione. In questi tempi di mazzette facili, di imprenditori che ridono a cadaveri ancora caldi, fronteggiamo il profitto malato e a ogni costo (anche di vite umane).

      Intanto qua a Lonate Pozzolo si è aperto anche un altro fronte, quello della salvaguardia della brughiera del Parco del Ticino contro un insulso progetto di ampliamento dell’Aeroporto di Malpensa.

      Sosteniamoci a vicenda, Antonio.

      ciao
      rob

  8. Ho scoperto solo ora, e per caso, questo forum ed in particolare questo thread. Premetto che sono un’igienista industriale ed ambientale di prima linea (laurea nel tema del 1975), che mi occupo di amianto dal 1989 e che ho numerose pubblicazioni scientifiche a livello nazionale; e non essendomi arricchita nè avendo speranze per il futuro, verosimilmente ho sempre esercitato la mia attività di tecnico in scienza, coscienza e rispetto delle leggi. Insomma, io sono un tecnico.
    Per quanto mi riguarda, io ero già estremamente favorevole ai processi di inertizzazione squisitamente termici adottati in Francia, del progetto Kry-as non ho avuto modo di leggere i dettagli ma su alcune cose mi sento di poter dire la mia, sia in campo tecnico che in campo più squisitamente normativo. Qualunque impianto di trattamento rifiuti che possa trattare più di 25.000 tonnellate/anno è assoggettato, prima ancora che a VIA ed AIA, alla VAS, Valutazione Ambientale Strategica, che è competenza dello stato ai sensi del D.Lgs. 152/06. Ossia, è lo Stato che deve decidere che tipo di trattamenti rifiuti si possono mettere e dove. Nemmeno a dirlo, che non c’è traccia di programmazione in generale sul tema dal 2006, da parte dello Stato, ed i noti e recidivanti fatti di napoli lo dimostrano.
    Non conoscendo il progetto di dettaglio, posso però dare una mano a tranquillizzare per alcuni aspetti “di ritorno”: per funzionare, il sistema deve essere a ciclo chiuso ed in difetto di aria, quindi per forza in depressione e quindi non può liberare fibre. Poi, il confezioamento dei RCA avviene solo ed esclusivamente con polietilene, che non contiene cloro e quindi non può sviluppare diossin: sappiate che solo dal PVC bruciato in carenza di ossigeno viene fuori la diossina, dalle altre plastiche o comunque materiali organici privi di cloro no, perchè la diossina chimicamente è una “clorobenzodiossina”, se non c’è cloro non si può formare.
    Il principio scientifico è che l’amianto (gli amianti) è un silicato, ossia un composto del silicio, come tutte le rocce e le sabbie silicee della terra tranne il calcare, che invece è un carbonato. La porcellana e la ceramica dei piatti in cui mangiamo è ottenuta da argille, che sono silicati, però non sono a forma di aghetto (fibra) come l’amianto ma grosso modo quasi sferiche anche se piccolissime. La sabbia di fiume, da cui si ottiene il vetro, è un silicato. Se anzichè seppellire l’amianto, che lasciamo poi solo il problema a generazioni future, se trasformiamo la forma fisica dell’amianto da cristallina (aghetto, fibra) a “vetrosa” (come la sabbia, l’argilla, le rocce non fibrose etc.) il problema lo avremo eliminato per sempre.
    Non dico che ci si debba fare il vetro per i bicchieri, che d’altronde non sarebbe sufficientemente puro come le sabbie pregiate per questo cavate, ma perchè continuare a sventrare i letti dei fiumi (soffrendo e lamentandoci delle relative esondazioni catastrofiche) se la componente vetrosa del cemento o del clinker anni prima era stato amianto ed ora è invece vetro?
    Ciò per non dire che anche macinando il cemento-amianto, purchè in depressione, fibre respirabili non se ne liberano. Ma dovendo fare un impianto così costoso, tanto vale farlo anche per l’amianto friabile, che quello è davvero pericoloso.
    Un ultima notazione tecnica e scientifica: dall’amianto sotterrato comunque non potranno mai arrivare fibre libere nelle falde acquifere profonde, non fatevi incantare dalle sirene che sostengono essere finito l’amianto nelle falde da qualche deposito e”si dimenticano” di dire che è l’acqua potabile che scorre in tubazioni di cementoamianto vecchie di decenni e quindi incrostate, dalle quali specie per variazioni violente di pressione idraulica l’amianto si può distaccare insieme alle incrostazioni superficiali, sempre un po’ acide e corrosive.

    1. Finalmente leggo qualcosa di intelligente sull’amianto e non le criminalizzazioni generiche di chi non sa nemmeno di cosa si parla

      1. Si può dire qualcosa di intelligente sull’amianto pur tralasciando di dire che l’oggetto della discussione è un impianto sperimentale di trattamento dell’amianto stesso, posto esattamente sotto le rotte di atterraggio degli aerei, a poche centinaia di metri.
        O l’impianto è a prova di impatto da aereo in caduta (e allora si può dubitare della convenienza nel sito in questione) o, altrimenti, non si può escludere che, a seguito di un non auspicabile impatto, si possano liberare fibre respirabili di amianto.
        Chi assicura che l’impianto in quel sito è sicuro è come se dicesse che se si costruisce in zona sismica senza le necessarie precauzioni, non potendo prevedere quando ci sarà un terremoto, lo stesso terremoto non ci sarà mai e se ci fosse non causerebbe guai.
        Invece credo che affermare qualcosa di intelligente sia dire che non si può prevedere quando si scatenerà un terremoto, ma non si può escludere che, in una zona sismica, questo avvenga e con le conseguenze proporzionate alle precauzioni usate.

    1. Il problema dello smaltimento dell’eternit è sempre lì da affrontare. Per tutti.
      La Regione Lombardia ha dato delle indicazioni. Discariche o trattamento di inertizzazione con il processo di cristallizazzione.
      Se il privato riproponesse l’ipotesi di impianto, Lonate come risponderebbe?
      Dopo tutte le domande poste e le risposte date in questo blog, è maturo il tempo per una discussione senza pregiudizi?
      Poniamo il caso che il privato sia disponibile ad un coinvolgimento diretto delle istituzioni nell’operazione e nella gestione, questo fatto potrebbe essere visto come elemento di garanzia?
      Comune, ASL ed altri eventuali organi, potrebbero con la loro partecipazione, fare la differenza per tutelarci rispetto alla sola operazione condotta dal privato?
      Queste domande me le pongo avendo la consapevolezza che proprio attraverso gli indirizzi della Regione Lombardia, il privato potrebbe agire e scavalcare l’Ente Locale o quanto meno riducendolo a svolgere una semplice azione di coinvolgimento burocratico.
      E’ il caso di fare un profonda riflessione.

  9. Siamo della provincia di Cremona. Sono tre anni che ci battiamo contro una megadiscarica di amianto che vorrebbero realizzare a Cappella Cantone in luogo altamente pericoloso per la salute e per il territorio. Abbiamo presentato un esposto alla Magistratura e i comuni interessati hanno presentato un ricorso al TAR contro la Valutazione di Impatto Ambientale.
    Abbiamo piu’ volte invitato esperti sull’inertizzazione dell’amianto, compreso il prof Gualtieri e le loro relazioni sono state cosi convincenti che anche qui si é parlato di realizzare un impianto di inertizzazione dell’amianto. Certo e’ che dobbiamo prima risolvere il problema della discarica.
    Sul nostro blog potete trovare tutti i nostri comunicati
    Abbiamo elaborato un dossier su amianto e smaltimento. A questo link potete leggere la presentazione del nostro opuscolo http://cittadinicontroamianto.blogspot.com/2010/06/dossier-amianto-e-smaltimento.html

    1. Fa piacere leggere qualcosa a favore del nostro progetto di inertizzazione.
      Pur avendo potenzialmente la possibilità di proporre una discarica sono assolutamente contrazio a tale soluzione condividendo appieno quanto riportato dai Vostri articoli.
      Con Zetadi ed il Prof. Gualtieri abbiamo proposto la realizzazione di un impianto di inertizzazione a Lonate Pozzolo.
      Risultato: TUTTI CONTRO.
      A breve la Germania non permetterà più lo smaltimento dell’amianto italiano presso le loro discariche; nuove discariche in Italia si spera non vengano aperte non è da considerarsi una soluzione definitivamente sicura, si traslerebbe solo il problema nel tempo, gli impianti di inertizzazione secondo il parere di qualche “esperto” non sono sicuri…
      dovermo allora rassegnarci a tenerci l’aminato sui tetti, nelle canne fumarie, nelle condotte dell’acqua che beviamo, dentro le nostre case!!!

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