La Sentenza della Corte Europea fa discutere anche a Lonate

La Prealpina del 8 novembre 2009

Leggendo questo articolo mi colpiscono subito due cose: innanzitutto l’affermazione che i giovani DEVONO riconoscersi nel simbolo del crocefisso (e questo mi sembra in contrasto con gli artt. 3, 7 e 8 della Costituzione, tanto per cominciare).

E poi, sinceramente non riesco a concepire l’idea di una delegazione dell’UDC che si reca, in processione, a consegnare un crocefisso alla dirigente scolastica. E’ un gesto che non ha significato: evidentemente nelle scuole il crocefisso c’è già, quindi non occorre consegnarne un altro. Se la Sentenza della Corte Europea ha stabilito che invece non ci va, non occorre portarne un altro.

E’ un gesto che contribuisce ad alimentare tutto il caos mediatico che si è creato su questo pronunciamento.

Mi chiedo: ma qualcuno la sentenza l’ha letta?

E’ possibile leggerne la traduzione in italiano qui. Non mi sembra che si sia dichiarata una guerra di religioni. Nessuno nega alla religione cattolica di esporre il proprio simbolo. Negli spazi e nei tempi opportuni, però. Lo stesso Governo, nella sua difesa, cerca di far passare il crocefisso come un simbolo che religioso non è, proprio per poterlo mantenere nelle scuole (si legga il punto 35, dove la logica sembra fare un triplo salto mortale carpiato…). Io mi sentirei molto più offesa per queste affermazioni, piuttosto che per il pronunciamento finale.

8 pensieri riguardo “La Sentenza della Corte Europea fa discutere anche a Lonate”

  1. …che dire, allora, cara Nad70? Ognuno ha la sua croce.

    Parliamo ora delle foto lì riportate: che brutte, che grinta! Soprattutto la signora Torno. Fossi stato ritratto io in quella posa, diffiderei la Prealpina dall’usare lo scatto. Sono così brutte che sembrano le foto di Berlusconi su Repubblica.

    Le immagini mi divertono sempre.

    Soprattutto in quest’epoca delle immagini, in un articolo la fotografia è anche più importante del testo. I mezzi di comunicazione sono ben al corrente di questa evidenza. Allora succede che al TG4 le foto di Berlusconi paiono delle icone sacre, su Repubblica – invece – lo pescano in momenti in cui pare brutto, vecchio e malato.

    Per ogni evenienza, c’è sempre Photoshop!

    CIAO!

  2. Non sono credente e difendo quella croce.
    La difendo dai nuovi talebani che la vogliono esposta in tutti i luoghi. La difendo dalle posizioni ipocrite di coloro che la utilizzano a fini politici. La difendo dall’uso strumentale di coloro che la utilizzano per creare contrapposizioni che nella vita quotidiana non ci sono. La difendo per proteggere proprio coloro che la vogliono esposta a tutti i costi, perchè dovrebbero nel guardarla (spesso) vergognarsi della loro incoerenza, rispetto l’insegnamento umano che da quella croce arriva.
    Il Consiglio Comunale di Lonate Pozzolo, nel recente passato (qualche anno fa), ha già discusso una mozione della Lega sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici. Il risultato? Dopo quella discussione e decisione di mettere il crocifisso in tutti i luoghi pubblici, non si è fatto più nulla. Silenzio assoluto.
    Questo sottolinea quanto il problema sia utilizzato, di volta in volta, solo per generare polemiche e posizioni fondamentaliste.
    Il rispetto degli altri è ciò che deve essere praticato.
    Chi difende legittimamente la propria religione, non può prescindere dal considerare la pluralità delle appartenenze ad altre fedi o a nessuna fede.
    Laicità è la parola chiave per vivere in armonia.

  3. Si sente un forte odore di demagogia in questa iniziativa…!!!! che vuol apparire a difesa della nostra religione ma… a me sembra politica, come altre manifestazioni…estive.

    E poi nell’occhiello dell’articolo si dice che Patera e la dott.ssa Scaltritti (dirigente dell’istituto scolastico), donano un Crocifisso alle scuole: non sarà che sono Patera e Torno a donarlo a Scaltritti quale rappresentante della scuola? E’ solo una imprecisione del giornale?

  4. A seguito di uno strano, inusuale, insolito incontro avvenuto poche ore fa, a scanso di equivoci specifico – anche se mi sembra del tutto superfluo – che il mio commento del 9 Novembre 2009 a 14:40, qui sopra pubblicato, si configura alla stregua di riflessione sull’uso della fotografia nel giornalismo e nei mezzi di comunicazione in genere. Non mi pare sia offensivo contro persone o cose, vero? Men che meno, nello specifico, è offensivo nei confronti di Antonio Patera, che conosco dal 2004 e col quale ho sempre intrattenuto cordiali rapporti, né nei confronti della Signora Torno, che conosco meno.
    Nessuno per ora mi ha detto che sia stato offensivo, sono io che lo dichiaro esplicitamente.

    Lo strano, inusuale, insolito incontro è avvenuto nel mio luogo di lavoro. Mi è stato solo chiesto se il Roberto Vielmi che ha firmato l’articolo fossi io. Sì, quel Roberto Vielmi sono io, nato a Busto Arsizio e da sempre vissuto – giorno e notte – a Lonate Pozzolo, trentanove anni, quindici dei quali (dal 1994, giunta Maffei, assessore di riferimento:Giovanni Desperati) passati al servizio del Comune di Lonate Pozzolo e dal 2001 dell’Unione Fra i Comuni di Lonate Pozzolo e Ferno. Quindici anni e – come mi piace ostentare – un giorno solo di malattia, nonostante non sia Superman e qualche acciacchino ci sia stato. Quindici anni orgogliosamente al servizio del mio Comune, qualunque cosa sia stato chiamato a fare. Onorato di farla.
    Ciò che scrivo qui e la mia professione sono due ambiti completamente diversi, non hanno niente a che vedere l’una con l’altra. Anche quest’ultima specifica è più che ovvia, ma – visto che c’ero- ho scritto anche questo.

    Rimango a disposizione per ogni altro tipo di chiarimento. Anzi, sarà mia premura chiederlo nelle opportune sedi.

    Cordiali saluti
    Dott. Roberto Vielmi
    via Mons. Oscar Romero, 4/a
    21015 Lonate Pozzolo (VA)
    347 5151219

    1. Direi che “Roberto Vielmi” era un indizio abbastanza evidente…

      A scanso di equivoci, nad70 è Nadia Rosa, ma mi tengo il nick perché mi piace.

      Ognuno poi è libero di palesarsi in maniera così evidente come Rob oppure no nei suoi commenti. Mi sembra comunque che siamo tutti abbastanza riconoscibili (non vi svelo io i nomi per correttezza).

      E mi piacerebbe (ci piacerebbe) anche avere ulteriori commenti da chi ci legge e non ha mai scritto.

      Per completezza di informazioni, il primo commento non comparirà subito online perché devo “approvare” il mittente. Per correttezza, vi informo anche che posso anche modificare i commenti che vengono scritti, ma non lo farò MAI.

      1. Dirò di più, sono l’unico Vielmi, Roberto o Pincopalla, dell’intera provincia di Varese. Il trucco? Avere un padre della Valcamonica, a un tiro di schioppo dalla bellissima Ponte di Legno. Là i Vielmi sono come gli Zaro qua.

        Sempre padano sono, però. Più padano del grana. Da settanta-generazioni-sette.
        Pace e bene.
        CIAO!

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